Valorizzare le opportunità in ambito agricolo tra Italia e Israele

Domenico Letizia, presidente dell’Istituto di Ricerca di Economia e Politica Internazionale (Irepi), ha pubblicato un articolo per il quotidiano “Nuovo Corriere Nazionale“, intitolato: “Israele, il paese che fa fiorire i deserti“. Nell’articolo, Letizia riprende alcuni dati sviscerati da una nostra recente missione in Israele: “Nel 2017, l’onorevole Nicola Ciracì, con l’Associazione Interparlamentare di Amicizia Italia-Israele, visitò il paese e il Kibbutz di Sde Boker, ubicato nel deserto.  “Abbiamo visitato il Kibbutz di Sde Boker, una sede iper tecnologica con obiettivo quello di far fiorire il deserto. Il Kibbutz di Sde Boker rappresenta la realizzazione del sogno di David Ben Gurion, il grande statista israeliano, primo premier della nazione, che amava la distesa desertica del Negev e volle vederla in un’esplosione di fioriture. Il kibbutz, costruito tra le montagne del Negev, venne fondato nel 1952. Il Negev oggi è una regione rigogliosa, disseminata da comunità  e aziende agricole. Sde Boker possiede diverse fonti di reddito: vigneti ed un enoteca, ristoranti, una locanda, una galleria d’arte, oltre agli innumerevoli prodotti dell’agricoltura. Grazie al riuso delle acque di scarico umano e grazie alla desalinizzazione ad osmosi inversa, il deserto si ritira, dando spazio a coltivazioni e zone alberate. Molte delle tecnologie più innovative e promettenti del mondo, escono dalle università e dagli ospedali israeliani”, dichiarò l’onorevole Ciracì. Anche l’ICE-Agenzia nel corso degli ultimi anni ha confermato tali potenzialità e le opportunità di cooperazione con il nostro paese. La finalità è quella di promuovere la collaborazione industriale e accordi di partenariato industriale e tecnologico con controparti israeliane nei settori della medicina, biotecnologie, agricoltura e scienze dell’alimentazione, applicazioni dell’informatica nella formazione e nella ricerca scientifica, ambiente, trattamento delle acque, nuove fonti di energia, innovazioni dei processi produttivi, tecnologie dell’informazione, spazio e osservazioni della terra”.

Di seguito, l’articolo intero: 

Realizzazione della giornata di amicizia Italia/Albania a Brindisi

Si è svolta un’audizione presso la commissione comunale “Smart City” e Cooperazione Internazionale del comune di Brindisi per presentare una proposta dell’Istituto di Ricerca di Economia e Politica e Internazionale (Irepi) per il rilancio di un rapporto strategico tra Brindisi e lo stato dell’Albania. Ad essere ascoltato presso l’istituzione del Comune di Brindisi è stato l’onorevole Nicola Ciracì, socio onorario dell’Istituto di Ricerca di Economia e Politica Internazionale. Per incentivare lo sviluppo dei rapporti tra Puglia e Albania sono innumerevoli le iniziative da intraprendere in cooperazione, considerando gli enormi progressi dell’economia albanese e il rapporto privilegiato con la Città di Brindisi intendiamo incentivare e lavorare alla realizzazione della giornata di amicizia Italia-Albania il cui luogo naturale come sede è la città di Brindisi per ragioni storiche e culturali note a tutti. Innumerevoli le tematiche poste all’attenzione della Commissione comunale elaborate da Domenico Letizia, Presidente dell’Istituto di Ricerca di Economia e Politica Internazionale e l’onorevole Nicola Ciracì.

Di seguito la documentazione presentata: 

– Realizzazione della giornata di amicizia Italia Albania a Brindisi

Speciale Spazio Transnazionale – Conversazione con S.E. Andrea Sing-Ying Lee

Conversazione dell’Ambasciatore di Taiwan in Italia Andrea Sing-Ying Lee per i microfoni di Radio Radicale condotta da Francesco De Leo che in questa puntata ha ospitato Andrea Sing-Ying Lee (ambasciatore, rappresentante ufficio di rappresentanza di Taipei in Italia) e Nicola Ciracì (già deputato della XVII legislatura, Misto – Direzione Italia e socio onorario dell’Istituto di Ricerca di Economia e Politica Internazionale – Irepi).

NON DIMENTICARE L’ALBANIA E IL SUO POTENZIALE

L’Italia non presenta una visione autorevole della politica estera dai tempi di Craxi e la non attenzione dell’ultimo decennio nei confronti dell’Albania è conferma della scarsa azione in ambito estero. Avutasi la protesta degli studenti a Tirana e successivamente quella dell’opposizione, l’Albania è tornata al centro dell’attenzione. Il Paese delle aquile è legato a noi su innumerevoli aspetti. La presenza del premier Edi Rama nelle maggiori trasmissioni televisive, gli interventi di intellettuali albanesi, che vivono in Italia da decenni, come la scrittrice Anilda Ibrahimi, il sociologo Rando Devole o personalità dello sport come Igli Tare, senza dimenticare l’iperattiva attività diplomatica dell’Ambasciatrice Bitri Lani, ci stanno consegnano uno spaccato di un Paese lontanissimo dai tempi delle scene dei barconi del 1991 e che in breve tempo è stato capace di europeizzarsi, riuscendo ad integrare nel proprio tessuto sociale tre confessioni religiose. Oggi l’Albania è piena di cantieri, centri commerciali, università estere (italiane, turche, americane), ma non vanno sottovalutate le difficoltà esistenti legate ad un salario basso, in media 300 euro, e pensioni di 150 euro che rendono difficile la vita, alimentando una perenne Diaspora, o meglio, una emigrazione economica poiché gli albanesi hanno realmente una nazione che amano. In Italia è giunto il momento di riscoprire il ruolo essenziale dell’Albania, una nazione che può e deve garantire la nostra sicurezza, che ha la responsabilità di frenare il narcotraffico, che rappresenta l’unica vera porta dei Balcani per le nostre merci, soprattutto dopo la chiusura di fatto del confine Kosovo/Serbia, che ha ridato centralità al porto di Durazzo, e può rappresentare una grande boccata di ossigeno alla logistica della nostra penisola. Ricordiamo che i prodotti cinesi espongono bandiera sul pennone dell’aeroporto di Tirana, i turchi costruiscono l’aeroporto di Valona e noi inseguiamo la “Via della Seta”, senza saper chiedere davvero vantaggi, danneggiando i nostri rapporti con gli Usa, regalando Trieste e le linee di collegamento commerciale per l’Europa alla Cina, illudendoci dello scenario cinese. In tale quadro geopolitico, l’Albania è una grande occasione per il nostro Paese, una nazione amica, che dopo aver vissuto, “spalle al mare”, il triste periodo della dittatura comunista, da venticinque anni ci osserva come modello di libertà e come partner economico. L’Italia, con rispetto della sovranità di ogni Paese, deve preoccuparsi della strana condizione politica, forse unico esempio al mondo, di una nazione che ha un governo che rivendica il suo ruolo e una opposizione costretta al gesto estremo dell’abbandono delle aule parlamentari. In un Paese senza Check end Balance una protesta che diventa extraparlamentare e si riversa in piazza deve suscitare preoccupazione. Per coloro che hanno approfondito la storia recente è chiaro che nel 2011 lo stesso scontro è accaduto a parti inverse e che l’annunciata collaborazione tra Rama e Basha si è consumata già nel maggio 2017 e con il primo dei problemi: la riforma della giustizia. Oggi gli schieramenti politici non ritorneranno sui propri passi e la maggioranza andrà avanti creando un crash istituzionale che danneggerà l’adesione Ue dell’Albania e l’Italia, principale sponsor di tale percorso, ha il dovere di offrirsi come mediatrice e come luogo di dialogo. Inoltre non dimentichiamo che l’Albania attualmente è priva di una Corte costituzionale. Necessitiamo di cessare una politica dei fans degli opposti schieramenti, poiché la politica albanese è già perennemente divisa in guelfi e ghibellini. Il rischio del cammino albanese è che le riforme si blocchino e che vada diffondendosi una politica caratterizzata da un perenne scontro nelle istituzioni. Dobbiamo scegliere da quale parte stare e se vogliamo restare nel lembo di terra detto Linea di Teodosio abbiamo il dovere di comprendere che l’Albania ha scelto l’occidente e l’Europa. Dobbiamo evitare di perdere nuovamente il nostro ruolo nel Mediterraneo come già accaduto con la Libia. Oggi Moavero e Salvini hanno tale responsabilità, spero ne siano consapevoli. L’Albania e il suo popolo lo meritano, come lo meritano i tanti piccoli e medi imprenditori che operano nel Paese delle aquile, che da lì difendono il nostro “Made in Italy” e qualche volta senza concreto supporto da parte delle nostre istituzioni.

Articolo di Nicola Ciracì, Onorevole, socio onorario dell’Istituto di Ricerca di Economia e Politica Internazionale (Irepi), pubblicato dal quotidiano “L’Opinione delle Libertà“.

Intervista per i microfoni di Radio Radicale.

 

 

14 maggio 2018 Comments are off admin

Ceglie Messapica. Visita istituzionale dell’Ambasciatrice di Albania in Italia, SE Anila Bitri Lani

Visita istituzionale per l’Ambasciatrice di Albania in Italia, SE Anila Bitri Lani, che domani Martedì 15 Maggio ospite del Conservatorio di Musica “T. Schipa” di Lecce, sarà presente a Ceglie Messapica.

L’ambasciatrice nel pomeriggio, alle ore 18,00, presso l’azienda IMIEL A&G SRL in Via Francavilla F. (Z.I.), incontrerà, su iniziativa dell’On. Nicola Ciracì da tempo impegnato nel diffondere il marchio italiano all’estero ed in particolare nel paese delle aquile, gli imprenditori locali per discutere di opportunità commerciali e di investimento per le imprese italiana in Albania.

Durante l’incontro interverranno l’imprenditrice ing. Antonella AMICO e il Dott. Vincenzo SCARANO Vice Presidente Confindustria giovani e l’on. Nicola CIRACI’. Le conclusioni sono affidate a SE Anila Bitri Lani – Ambasciatrice di Albania in Italia.

A seguire alle ore 20,00, l’Ambasciatrice parteciperà, presso la sede distaccata di Ceglie Messapica del Conservatorio “T. Schipa” di Lecce, a un concerto di musiche napoletane dal titolo “Una voce nel mondo… Tito Schipa” accolta dal Presidente on. Marzo e dal direttore Maestro Spedicati. Durante il concerto l’Ambasciatrice premierà tre artisti albanesi particolarmente apprezzati nel Salento,il pittore Arben Shira, il Direttore d’orchestra Emir Krantja e la violinista Gioia.

L’evento è aperto alla partecipazione dei cittadini

21 marzo 2018 Comments are off admin

MAROCCO. FORUM CRANS MONTANA. MOHAMMED VI CHIEDE PARTENARIATI SUD-SUD INNOVATIVI

di Belkassem Yassine

I lavori della quarta edizione del Forum Crans Montana (FCM), iniziati venerdì 16 marzo a Dakhla, in Marocco, sono proseguiti a bordo della nave da crociera Gnv Rhapsody fino alla giornata di ieri, 20 marzo. Con il patrocinio di re Mohammed VI, il Forum Crans Montana riunisce ogni anno un migliaio di partecipanti e personalità da un centinaio di paesi, oltre a rappresentanti di diverse organizzazioni internazionali e regionali. All’ordine del giorno del forum vi sono numerose conferenze sui corridoi di trasporto marittimo e sulla lotta contro i cambiamenti climatici nei piccoli stati insulari in via di sviluppo.
La cerimonia d’apertura è stata segnata dal messaggio inviato da re Mohammed VI ai partecipanti, di cui lettura è stata data dal presidente della regione di Dakhla-Oued Eddahab, Ynja Khattat.
“Il Marocco fa della cooperazione sud-sud un vettore dell’emergenza di una Africa nuova, fiduciosa nelle sue potenzialità ed aperta sull’avvenire”, afferma il messaggio reale, sottolineando che si tratta di un impegno costituzionale “iscritto con lettere d’oro nella norma suprema del Regno”.
“Il Marocco ha sviluppato un vero modello innovante di cooperazione sud-sud che si basa sullo scambio di conoscenze, di competenze, di perizie e di risorse, associando l’insieme delle sotto-regioni del continente e dei settori pertinenti”, sottolinea il sovrano.
La cooperazione marocchina integrata e pluridimensionale conta in 15 anni oltre mille accordi firmati con 28 paesi africani. “L’offerta marocchina era unica nel suo genere nella misura in cui mette l’umano al centro delle sue preoccupazioni e coniuga l’economico ed il sociale, il culturale ed il cultuale, la sicurezza ed il militare”, continua re Mohammed VI indicando che la cooperazione marocchina sud-sud si esprime su un insieme di problematiche in linea con la stabilita e lo sviluppo d’Africa in cui, oltre al clima, la migrazione è ben presente.
“Il fenomeno migratorio costituisce un’opportunità e non una minaccia”, ha sottolineato ancora il sovrano, notando che la crisi migratoria attuale “non deve essere vissuta come una fatalità” e che chiede poi ad un rafforzamento della cooperazione, in primo luogo tra paesi africani, coi paesi del nord.
Quanto alla lotta contro gli effetti devastatori dei cambiamenti climatici, il sovrano ha così invitato i paesi del nord del pianeta a mantenere gli impegni rinnovati a Marrakech in occasione della COP22, particolarmente in materia di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra e di finanziamenti delle strategie climatiche dei paesi del sud.
“Per progredire, l’Africa deve riunire tutta sua energia e deve adottare partenariati innovatori reciprocamente fruttuosi”, ha insistito re Mohammed VI lanciando appello agli “africani e le africane, e particolarmente i giovani, a mobilitarsi, in modo risoluto e determinato, per smontare le sfide lancinanti alle quali confrontato il continente e per iscriversi nel dinamica virtuosa della crescita condivisa”.
Il Marocco “tiene ugualmente a attuare dei progetti strategici di alto livello”, citando come esempio “il gasdotto africano Atlantico di cui l’obiettivo è di rifondere il mercato regionale dell’elettricità o ancora l’installazione di unità di produzione di fertilizzati con l’Etiopia e la Nigeria”. “È proprio in questa prospettive di condivisione reciprocamente benefica e di consolidamento delle partnership sotto-regionali esistenti che si iscrive il ritorno del Marocco in seno alla sua famiglia istituzionale, l’Unione Africana”.
In questa occasione l’ex presidente francese, Nicolas Sarkozy, ha affermato che “il ritorno del Marocco all’Unione Africana è molto importante per il paese, che ha la vocazione di paese ponte fra l’Europa e l’Africa, ma lo è anche per il continente perché è un’economia moderna, un paese stabile e democratico che ritorna sulla scena africana. Il Marocco spicca in questo senso come un “elemento importante” per il quale il fallimento dell’Africa finirebbe per essere il “dramma dell’Europa”, mentre il suo successo potrebbe significare invece la “sopravvivenza” del vecchio continente.
“Quel che il Marocco sta realizzando è davvero unico, in particolare se consideriamo gli ultimi 15 anni, durante i quali il mondo arabo-musulmano non è stato risparmiato e il Mediterraneo è stato devastato”, ha osservato Sarkozy, chiedendosi “Quali Paesi possono vantare negli ultimi 15 anni di aver mantenuto la stabilità, l’apertura, il progresso e la modernità nonostante le difficoltà, le crisi, le prove e i fallimenti, chi può affermare di eguagliare la stabilità marocchina degli ultimi anni? Chi può dire di aver avuto la possibilità di parlare in modo rivoluzionario, nel vero senso della parola, della modifica della Costituzione, del progresso della democrazia, dell’apertura alle forze politiche marocchine nella loro diversità? Il Marocco forte e stabile” che “per la propria posizione politica, storica e geografica, ha un ruolo di grande importanza”.
Nicola Ciraci presidente del gruppo di amicizia parlamentare Italia/Regno del Marocco che guida la delegazione italiana al FCM ha portato suo contributo intervenendo sul tema dell’immigrazione, il rinsaldamento dei rapporti tra i vari paesi del mediterraneo per rilanciare l’euro-mediterraneo come luogo di unità politica”.

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16 marzo 2018 Comments are off admin

Radio Radicale: Intervista a Nicola Ciracì sul Forum “L’Africa e la cooperazione Sud – Sud”

https://www.radioradicale.it/scheda/536064/intervista-a-nicola-ciraci-sul-forum-lafrica-e-la-cooperazione-sud-sudhttps://www.radioradicale.it/scheda/536064/intervista-a-nicola-ciraci-sul-forum-lafrica-e-la-cooperazione-sud-sud

Cliccare sul link in alto per sentire l’intervista.

Nicola Ciracì (Presidente del Gruppo di amicizia parlamentare Italia – Regno del Marocco) fa parte della delegazione italiana che partecipa al Forum de Crans Montana a Daklha, nel sud del Marocco, dal titolo “L’Africa e la cooperazione Sud-Sud”.

“Intervista a Nicola Ciracì sul Forum “L’Africa e la cooperazione Sud – Sud”” realizzata da Sonia Martina con Nicola Ciracì (deputato).

L’intervista è stata registrata venerdì 16 marzo 2018 alle 12:51.

Nel corso dell’intervista sono stati discussi i seguenti temi: Africa, Agricoltura, Alimentazione, Ambiente, Cooperazione, Donna, Esteri, Immigrazione, Marocco, Mediterraneo, Politica, Sicurezza, Unione Europea.

La registrazione audio ha una durata di 10 minuti.

16 marzo 2018 Comments are off admin

ITALIA-MAROCCO, CIRACI’ A FORUM CRANS MONTANA

L’onorevole Nicola Ciraci’ presidente del gruppo di amicizia parlamentare Italia/Regno del Marocco guida la delegazione del nostro paese al Forum de Crans Montana che si tiene da ieri 15 marzo a Daklha nel sud del Marocco sul tema: «l’Africa e la cooperazione Sud-Sud» per analizzare e proporre soluzioni sulle condizioni dei governi e delle popolazioni di quell’area del mondo. Al Forum partecipano 160 nazioni e e 45 organizzazioni mondiali. Diverse saranno le tematiche trattate dal Mediterraneo, ai cambiamenti climatici, alla condizioni delle donne, alla sicurezza alimentare, ai fenomeni migratori sino alle nuove leadership mondiali argomento del tavolo tematico a cui l’onorevole Ciraci’ porta il suo contributo intervenendo in rappresentanza del nostro paese.

Al Forum partecipa il Re Mohammed VI e tutti i maggiori rappresentanti dei governi panafricani. Il deputato Ciraci’ ha dichiarato: “Dare ai giovani e alle donne nord africani una migliore alimentazione, sanità e istruzione vuol dire frenare questa immigrazione senza fine che ha coinvolto soprattutto il nostro paese l’Italia, rinsaldare i rapporti tra i vari paesi del mediterraneo vuol dire togliere spazio agli estremismi, al radicalismo e al terrorismo dando maggiore sicurezza a noi europei. Per ottenere questi miglioramenti servono nuove leadership illuminate e rilanciare l’euromediterraneo come luogo di unità politica!

Fonte: brindisisera.it

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13 marzo 2018 Comments are off admin

On. Nicola Ciraci: Non ci sarà nessun vero progresso in Iran finché il regime iraniano non pagherà per i suoi crimini

Intervento dell’On. Nicola Ciraci al convegno sui diritti umani in Iran al Consiglio dell’ONU per i Diritti Umani

Illustri ospiti, Signore e Signori,

E’ un onore essere qui con voi oggi. Ci siamo riuniti qui oggi, a margine della 37a sessione del Consiglio dell’ONU per i Diritti Umani per affrontare la sconcertante situazione dei diritti umani in Iran.

Oggi l’Iran è il paese che giustizia il maggior numero di persone pro-capite del mondo. E’ uno dei pochi paesi del mondo che ancora applica la pena di morte ai minorenni in violazione delle leggi internazionali.

I difensori dei diritti umani, gli attivisti per i diritti umani e quelli contro la pena di morte vengono considerati “nemici dello stato”.

Per anni ci è stato detto che una fazione moderata stava crescendo all’interno del regime. Ci è stato detto che i riformisti stanno prendendo il sopravvento, soprattutto da quando Hassan Rouhani è diventato presidente nel 2013.

Beh, cinque anni dopo il numero delle esecuzioni ha raggiunto livelli senza precedenti, arrivando almeno a 3500. La situazione dei diritti umani è peggiorata in molti ambiti. E oltre a tutto questo, da quando sono iniziate le proteste nel paese a Dicembre, gli arresti di massa e le uccisioni sotto tortura dei manifestanti arrestati, dimostrano che il regime non ha né l’intenzione, né la capacità di porre fine alla sua repressione. Ma il popolo iraniano questo lo sa già e infatti durante le proteste ha gridato “Riformisti, intransigenti, il gioco è finito!” e “Abbasso dittatore!”.

Il popolo dell’Iran sta cercando di cambiare la sua situazione esercitando il suo diritto alla libertà di parola e di assemblea, scendendo nelle strade di tutto il paese ogni giorno negli ultimi due mesi, nonostante ne conosca il prezzo.

Perciò la domanda oggi è: “Qual’è la nostra responsabilità? Cosa dobbiamo fare noi in Occidente mentre le proteste proseguono in Iran?”.

Beh, io credo che sarebbe giusto dire che non c’è alcun dubbio che nel mondo di oggi il regime iraniano sia la più grossa minaccia per il suo stesso popolo, per la stabilità nella regione e per la pace nel mondo. Ciò fa del regime iraniano una minaccia globale comune, dato che gli interessi del popolo iraniano, dei popoli del Medio Oriente e del mondo convergono. Questo vuol dire che siamo partners del popolo iraniano e che se esso fallisse nella sua lotta per la libertà, la democrazia e i diritti umani in Iran, allora il mondo sarebbe ostaggio del brutale regime di Teheran.

Spesso si dice che “L’unica cosa necessaria al trionfo del male è che i buoni non facciano niente”. Io sono qui per dire che è ora che noi in Occidente agiamo basandoci sui nostri principi e valori democratici. A questo proposito vorrei ricordare il lavoro fatto dalla defunta Asma Jahangir. Ha difeso tenacemente i diritti umani fino alla fine e nel suo ruolo di Inviato Speciale dell’ONU sull’Iran, ha fatto un lavoro straordinario nel documentare gli abusi del regime sui diritti umani ed evidenziando i casi più urgenti di prigionieri politici, attivisti e prigionieri di coscienza in Iran.

Noi abbiamo bisogno che il Consiglio dell’ONU per i Diritti Umani rinnovi questo mandato e nomini immediatamente un nuovo Inviato Speciale che continui il lavoro di Asma Jahangir. Inoltre, dato che il regime iraniano ha approfittato dei meccanismi dell’ONU per mandare un violatore dei diritti umani come il suo ministro della giustizia, a Ginevra la scorsa settimana, l’Occidente deve utilizzare lo stesso meccanismo per costringere il regime iraniano a garantire l’accesso in Iran al nuovo Inviato Speciale, di modo che lui o lei, possa svolgere il suo mandato come previsto dal Consiglio dell’ONU per i Diritti Umani.

Infine, non ci sarà nessun vero progresso in Iran finché il regime iraniano non pagherà per i suoi crimini. Tutto questo deve cambiare e può essere cambiato presentando il terribile dossier sulle violazioni dei diritti umani commesse dal regime, al Consiglio di Sicurezza dell’ONU e utilizzando i meccanismi dell’ONU pertinenti per avviare un’inchiesta sulle sistematiche violazioni dei diritti umani di cui arrivano notizie dall’Iran ormai quotidianamente, soprattutto sugli arresti di massa e le uccisioni extragiudiziali che sono seguite alla repressione delle proteste nel paese.

Come ho già detto, noi siamo tutti insieme in tutto questo e non dobbiamo lasciare il popolo iraniano al suo destino, mentre il regime lo combatte con forze paramilitari, proiettili, arresti di massa e intimidazioni. Perciò il mio messaggio all’UE e ai suoi stati membri è: “E’ arrivato il momento di stare al fianco del popolo iraniano, perché il giorno in cui distruggerà le radici del fondamentalismo in Iran, la libertà, l’uguaglianza e la democrazia faranno un grosso balzo in avanti in tutto il mondo ”.

Grazie

Cliccare qui per essere indirizzati al sito del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana

10 marzo 2018 Comments are off admin

Aprire alla finanza islamica in Italia, le questioni sul piatto

Un primo annuncio di ‘work in progress’ è stato dato un anno e mezzo fa, mentre solo di recente è approdata in Parlamento la tanto discussa proposta di legge destinata a divenire materia di dibattito politico e talk show in tv che intende coniugare due temi caldi, anzi caldissimi, ossia l’immigrazione e i capitali. Lo scopo è di potere aprire le porte alla finanza islamica in Italia: il mercato di prodotti e servizi finanziari compatibili con i precetti del Corano.

Il disegno di legge n. 4453, su iniziativa dei deputati Maurizio Bernardo, Ignazio Abrignani, Nicola Ciracì, Gian Mario Fragomeli, Silvia Fregolent (che è anche prima firmataria della proposta per estendere i Pir al finanziamento delle startup come abbiamo scritto qui) , Benedetto Francesco Fucci, Giampaolo Galli, Daniela Matilde Maria Gasparini, Simonetta Rubinato, Gea Schirò e Luca Squeri intende, così, scalfire l’apparente impenetrabile e complesso ordinamento italiano, facendo emergere soluzioni e modifiche normative atte a rendere accettabili dal nostro sistema fiscale gli istituti tipici della finanza islamica.

La platea italiana, seppure attorniata dai soliti luoghi comuni che malamente masticano tomi di Shari’a (legge islamica), tuttavia, è consapevole che sempre più spesso a qualche nostro imprenditore o export manager, è accaduto di imbattersi in dinamiche di trading con i Paesi arabi, sottostando a obblighi d’inclusione di clausole contrattuali recanti il divieto di applicazione d’interessi e di tipologie di polizze assicurative tradizionali, altrimenti accettate dal nostro ordinamento. La questione si fa ancora più dura per chi ha deciso di aprire una filiale nei Paesi islamici, perché spesso viene chiesto di dichiarare esplicitamente che la propria impresa non sia coinvolta in attività contrarie alla Shari’a, di non avere nulla a che vedere con la produzione e distribuzione di carne di maiale, alcolici, pornografia, il gioco d’azzardo ovvero con qualsiasi altra attività moralmente riprovevole, pena la chiusura del business.

Eppure l’onda dell’integrazione avanza, tanto che la presenza degli istituti di finanza islamica si fa del resto sentire sempre più anche in Europa. Alcune banche occidentali hanno attivato da tempo rami aziendali che operano secondo la Shari’a (Abn-Amro olandese, Citibank americana, Dresdner tedesca, Unione delle banche svizzere), nel contempo nel 2002 è stato creato l’Islamic International Financial Market (IIFM), con l’intenzione di favorire il consolidamento del mercato internazionale degli strumenti finanziari islamici e lo sviluppo di un binario secondario Shari’a compliance.

Sembrerebbe un bel traguardo, ma tanti nodi vengono al pettine quando si affronta il problema della negoziabilità dei titoli islamici: ecco, allora, l’arduo compito di disciplinare i contratti di finanza islamica, assegnato al Gruppo di lavoro presieduto dal Stefano Loconte, consulente del Presidente della Commissione Finanze della Camera dei Deputati; l’obiettivo è di forgiare un possibile trattamento fiscale rispetto a quello applicato ai corrispondenti prodotti convenzionali regolati dal diritto italiano. Uno dei principali scogli che ostacolano l’espansione di questi prodotti sul nostro territorio, risiede proprio nella necessaria duplicazione dell’imposizione fiscale, a causa della struttura di tali operazioni, andando così contro legge: l’art. 163 TUIR e l’art. 73, D.P.R. n. 600/1973, nonché l’art. 53 della Costituzione, sanciscono il divieto di doppia imposizione, intesa come doppia imposizione economica, giuridica e internazionale.
D’altro canto la finanza islamica si basa sui precetti del Corano e tra i suoi pilastri vi sono tre divieti assoluti: quello di applicabilità d’interessi, quello di speculazione e infine quello d’incertezza nella formulazione dei contratti; per bypassare tali ostacoli si ricorre ai sukuk che si possono considerare l’equivalente delle nostre obbligazioni ma a differenza di quest’ultime devono corrispondere a un certo progetto. Quindi, mentre un’obbligazione convenzionale è una promessa di ripagare un debito, i sukuk sono costituiti dalla proprietà di una quota-parte di un investimento, asset o debito. I profitti sono pari ai guadagni che tale progetto genera. I principali sukuk sono:
– il Murabahah, è un contratto diviso in due parti: nella prima il cliente chiede alla banca di acquistare un bene al suo posto, mentre nella seconda dopo un certo periodo deve ricomprarlo con una maggiorazione di prezzo e a rate.

– l’Istisnah, è un contratto di acquisto di beni prodotti su commessa ed è pagato al costruttore progressivamente secondo l’avanzamento del lavoro.

– l’Ijarah, è molto simile al leasing: la banca compra e affitta i beni al cliente dietro pagamento di un compenso. I termini sono stabiliti in anticipo e il proprietario del bene rimane sempre la banca.

Il sistema del credito convenzionale viene totalmente escluso ma non l’intervento di venture capital, business angel, e crowdfunding, come verrà spiegato nei prossimi articoli dedicati alla Finanza islamica. L’emissione mondiale di obbligazioni islamiche ha quasi raggiunto i 1,9 trilioni di dollari all’anno secondo il The State of The Global Islamic Economy Report 2016 questo è dovuto alla vasta liquidità disponibile nei Paesi ricchi di petrolio (Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Qatar ecc.). Nonostante le condizioni sfavorevoli dei mercati dovuti alla crisi, il Regno Unito, Lussemburgo, Francia e l’Irlanda, hanno gradualmente adattato i propri ordinamenti al fine di poter competere sul piano dell’offerta di prodotti finanziari islamici, ora tocca all’Italia stare al passo.

Contributor: Linda Alongi

fonte: https://www.startupbusiness.it/limpero-di-musk-come-il-genio-dellimprenditoria-si-prepara-a-cambiare-il-mondo/76529/