Arriva l’ok del Governo all’ordine del giorno sul personale della Santa Teresa spa

Ho incassato quest’oggi l’ok del Governo all’ordine del giorno per salvare, di fatto, il personale della società in house della Provincia di Brindisi “Santa Teresa Spa” mediante il riassorbimento negli enti locali del territorio.

Ho impegnato il governo a “valutare l’opportunità di adottare iniziative idonee affinché gli enti locali della provincia di Brindisi siano tenuti ad avviare, entro il 31 agosto 2016, procedure selettive per titoli ed esami” finalizzate all’assunzione a tempo indeterminato del personale “Santa Teresa” che abbia maturato, alla data in vigore della presente legge di conversione del decreto legge 24 giugno 2016 numero 113 (misure finanziarie urgenti per gli enti territoriali e il territorio), almeno tre anni di servizio non continuativi e per il quale sia stata aperta la procedura di mobilità”

Ho portato a casa il miglior risultato possibile in qualità di parlamentare, costringendo il Governo ad assumere gli impegni descritti nel mio ordine del giorno, ma ora tocca al presidente della Provincia Maurizio Bruno, a quello della Regione Michele Emiliano e al Pd pressare i loro danti causa a Roma e raccogliere i frutti del mio lavoro al servizio del territorio: se non ci riescono, prendano atto di essere totalmente ininfluenti e ne traggano le dovute conseguenze.

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L’On. Ciracì minaccia d’incatenarsi a un albero: «Il Governo Renzi se ne frega dei nostri ulivi e del nostro olio: come se non bastasse la Xylella»

«Il Governo se ne infischia delle nostre produzioni tipiche, mortifica e svende la nostra agricoltura, come se non bastasse già la Xylella: continuerò a combattere questa battaglia, anche a costo d’incatenarmi a un albero d’ulivo».

È quanto dichiara l’onorevole Nicola Ciracì (CoR) all’indomani del respingimento, da parte della Camera, di tutti gli emendamenti presentati alla Legge delega europea riguardo il comparto olivicolo.

«L’atteggiamento sconsiderato di Renzi e del suo Pd di bocciare tutte le proposte di modifica – commenta Ciracì – danneggia inesorabilmente l’intero comparo olivicolo, compromettendo la redditività del settore ma, soprattutto, la qualità e la salubrità del prodotto a totale discapito del consumatore».

Nei mesi scorsi, Ciracì aveva presentato tutta una serie di possibili soluzioni finalizzate a tutelare l’olio italiano nel triennio comunitario 2015-2018. Soluzioni che in un primo momento erano state recepite dalla Camera, ma che ieri sono saltate. In particolare, il deputato aveva suggerito migliorie per quanto concerne l’obbligo di analisi chimico-fisiche e organolettiche, in modo da introdurre il dovere d’indicare in etichetta lo stato di ossidazione dell’olio stesso insieme con l’annata di raccolta.

«Ciò – dichiara l’onorevole – avrebbe sbarrato la strada a quanto recentemente stabilito dall’UE, e cioè il termine minimo di conservazione non superiore ai 18 mesi per l’olio d’oliva, termine che potrà essere indicato arbitrariamente da ciascun produttore penalizzando la qualità del prodotto e gravando sulla stessa salute dei consumatori».

«L’olio – spiega – invecchiando perde progressivamente le sue qualità e quelle caratteristiche organolettiche (polifenoli, antiossidanti e vitamine) che lo rendono un alimento salutare: in sostanza, autorizzando una conservazione minima di 18 mesi consentirebbe il riciclo di oli datati destinati a giungere in modo fraudolento sulle nostre tavole».

«Contando anche sul supporto delle Organizzazioni del settore – prosegue – continuerò a battermi per impedire che gli olivicoltori siano ancora bistrattati e mortificati da politiche così miopi: è inammissibile che Renzi e questo Pd non siano capaci di tutelare gli interessi dei propri connazionali in ambito UE».

«Qui non si tratta di protezionismo, ma di salvare un comparto economico fondamentale del Made in Italy e di preservare la nostra salute: se questo è l’approccio remissivo di questo Governo, cosa accadrà quando tra qualche mese si dovrà discutere di TTIP? Chi sosterrà e proteggerà tutte le nostre eccellenze, le Doc e le Igp sparse sul territorio nazionale?»

«Domani stesso – conclude – scriverò a tutti i sindaci del Brindisino per chiedere loro sostegno in un contesto che oggi è ancora più mortificante a causa del proliferare della Xylella fastidiosa anche in aree prima ritenute “sicure”: contingenza, questa, che rende ancora più necessario creare un fronte comune in difesa delle nostre produzioni tipiche senza stare a soffermarsi troppo sulle differenze ideologiche o di schieramento».

Leggi anche l’articolo su Nuovo Quotidiano di Puglia

Il Governo accoglie la mia risoluzione per il contrasto alla contraffazione della mozzarella di bufala

Il Governo accoglie la mia risoluzione concernente la Relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione, della pirateria in campo commerciale e del commercio abusivo dalla quale emerge una situazione preoccupante in materia di illeciti nella produzione e distribuzione di un prodotto eccellente quale la mozzarella di bufala campana.

Ho chiesto un impegno concreto affinché, anche in sede europea, si promuovano strumenti utili a contrastare questo preoccupante fenomeno oltre ad un impegno reale teso al rafforzamento dell’apparato sanzionatorio.

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Accolta anche la mia risoluzione sulla qualità degli oli d’oliva e sulla trasparenza delle etichette

 

Il Governo ha accolto la mia risoluzione alla Relazione consuntiva sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea per l’anno 2015 con la quale, su mia richiesta, si impegna a promuovere in sede europea ogni azione necessaria alla tutela alla tutela del settore oleario italiano e a promuovere azioni per una corretta etichettatura di origine degli alimenti e dei prodotti.

La risoluzione, messa ai voti lo scorso 27 aprile, è stata approvata dall’Aula senza alcun voto contrario.

Un segnale importante, perché credo che ci siano battaglie come questa che prescindono dalle posizioni politiche e che devono quindi essere condotte trasversalmente nell’interesse di tutti.

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(ANSA) – BARI – OLIO OLIVA: SÌ A RISOLUZIONE CIRACÌ CONTRO AGROPIRATERIA

OLIO OLIVA: SÌ A RISOLUZIONE CIRACÌ CONTRO AGROPIRATERIA (ANSA) – BARI, 31 MAR – Il Governo ha accettato e fatto propria la risoluzione a tutela dell’olio di qualità italiano il cui primo firmatario è il deputato Nicola Ciracì (Cor). Lo dichiara lo stesso parlamentare brindisino componente della XIII commissione Agricoltura della Camera spiegando i punti salienti del documento pensato per fermare l’agropirateria. Il documento, presentato ieri in Aula, prende le mosse dalla Relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sui fenomeni della contraffazione, della pirateria in campo commerciale e del commercio abusivo, relazione che approderà entro questa settimana a Montecitorio. Si chiede per gli oli di importazione l’indicazione obbligatoria della classificazione merceologica e delle analisi chimico-fisiche e organolettiche da redigere alla partenza e indicate sul Documento di trasporto sia in forma cartacea che telematica così che si possa conoscere in anticipo provenienza, modalità di viaggio e destinatario del prodotto; il coordinamento tra le istituzioni competenti per il controllo e l’integrazione del Sistema informativo agricolo nazionale con una certificazione sul «trasporto» dell’olio, sulla falsariga di quella già adottata per il comparto vinicolo; l’entrata in funzione di un Registro unico dei controlli ispettivi sulle produzioni agroalimentari vigilate, la cui adozione era stata già annunciata dal ministero delle Politiche agricole e forestali lo scorso 7 maggio 2015 o in l’integrazione del Registro nazionale delle rese produttive degli oliveti, il cui ruolo sarà quello di riportare il valore «teorico massimo» o le «stime» circa le capacità produttive olivicole annuali, anche in funzione delle differenti varietà presenti sul territorio nazionale; l’implementazione della ricerca e dello studio di soluzioni tecnologiche innovative per tutelare il made in Italy.(ANSA). YBE-AME 31-MAR-16 18:31

“Il TFA non è servito a nulla? Sviliti i docenti abilitati”, On Ciraci interroga Ministro Giannini

Di seguito il mio comunicato stampa pubblicato da OrizzonteScuola.it sull’interrogazione presentata al Ministro Giannini

Si continua a parlare di TFA e questa volta l’iniziativa parte dall’ onorevole Nicola Ciracì (CoR – Conservatori e Riformisti), promotore dell’intergruppo parlamentare TFA.

Infatti, l’on. Ciracì ha presentato un’interrogazione parlamentare a risposta scritta, indirizzata al Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, riguardo il concorso per l’assunzione a tempo indeterminato di nuovi docenti. Un concorso che però pare sminuire il titolo TFA (Tirocinio formativo attivo) conseguito con fatica da circa 10mila insegnanti abilitati.

«La legge con la quale è stato bandito questo nuovo concorso – sostiene Ciracì,  che insieme con il Sen. Mario Mauro ha costituito l’intergruppo parlamentare TFA – ha inficiato il criterio del fabbisogno sulla base del quale erano stati pensati i due cicli TFA già conclusi, al punto che oggi il bando prevede, per alcune classi di concorso, un numero di cattedre inferiore rispetto al numero complessivo degli abilitati TFA, mentre per altre classi non ne prevede affatto e priva, dunque, i docenti appositamente selezionati di un qualsiasi canale di reclutamento».

«Nel caso dei posti per il sostegno – prosegue il deputato nella sua interrogazione – si registra una notevole eterogeneità nella ripartizione dei candidati, al punto che in alcune regioni il numero delle domande di partecipazione è inferiore al numero dei posti, mentre in altre risulta esserci un consistente surplus. Ciò – continua – porterebbe a un consistente spreco di risorse in termini di personale specializzato, a fronte di un fabbisogno reale ben superiore al numero dei posti banditi».

Un concorso, quello previsto dalla legge 107/2015 del 13 luglio 2015, che riconosce l’abilitazione post-TFA alla stregua di un semplice criterio valutabile in termini di punteggio, mentre per la prima volta è stato valorizzato anche “il servizio prestato a tempo determinato per un periodo continuativo non inferiore a 180 giorni nelle istituzioni scolastiche ed educative di ogni ordine e grado”.

Ciracì fa anche riferimento al fatto che l’attivazione di altri corsi abilitanti è stato quattro volte superiore a coloro i quali hanno faticosamente conseguito il titolo di abilitazione attraverso il TFA. Inoltre, evidenza anche che pendono tuttora al Tar Lazio migliaia e migliaia di ricorsi perché sia autorizzata persino la partecipazione senza requisiti, ricorsi che potrebbero avere esito favorevole ai ricorrenti, semplici laureati o dottori di ricerca, come già avvenuto in passato: «Si calcola – scrive Ciracì nell’interrogazione di cui è primo firmatario – che i ricorrenti ammontino a circa 30mila unità, cifra che, rapportata a un numero complessivo di 60mila cattedre a concorso, svilisce nei fatti l’abilitazione, riducendola al livello di una laurea magistrale o di un semplice diploma».

Alla luce di queste considerazioni, dunque, il deputato in quota CoR ha chiesto – al pari dei colleghi cofirmatari Palese, Fucci, Marti, Distaso, Altieri, Chiarelli e Latronico – se e come il Ministro intenda tutelare il valore del titolo selettivo a numero chiuso TFA e se ritenga ancora sufficiente il canale concorsuale come unica prospettiva per l’assunzione di questi docenti abilitati.

Il Governo accoglie la mia risoluzione riferita alla “Relazione sulla contraffazione nel settore dell’olio d’oliva”

Di seguito la risoluzione che ho presentato in Aula martedì 29 marzo alla “Relazione sulla contraffazione nel settore dell’olio d’oliva” redatta dalla Commissione Parlamentare d’Inchiesta sui Fenomeni della Contraffazione, della Pirateria in Campo Commerciale e del Commercio Abusivo.

Il Governo ha accolto la mia risoluzione, sostenuta da tutto il gruppo dei Conservatori e Riformisti alla Camera, impegnandosi:

  • ad assumere ogni iniziativa formale capace di contrastare le contraffazioni nel settore olivicolo attraverso l’introduzione obbligatoria per gli oli d’importazione della classificazione merceologica e delle analisi chimico-fisiche ed organolettiche da redigere unicamente in fase di partenza sul documento di trasporto, che dovrà essere non solo cartaceo, ma anche in formato telematico;
  • a provvedere nell’immediato all’entrata in funzione del Registro Unico dei Controlli e della Vigilanza sulle produzioni agroalimentari vigilate (RUCI);
  • a sostenere ed intensificare ogni attività rivolta alla ricerca scientifica ed allo studio di soluzioni innovative e tecnologiche anche attraverso le attuali conoscenze genomiche sull’olio extravergine di oliva che possono essere realmente utilizzate per tutelare il Made in Italy

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Ciraci (CoR)Le primarie dei moderati,una vittoria di Brindisi

Di seguito un articolo tratto da PugliaTv  con le mie dichiarazione sulle primarie di Brindisi

«Una grande festa democratica, davvero democratica, che si è svolta nella massima correttezza: questo sono state le prime elezioni prima nella storia dei moderati per la scelta del candidato sindaco di Brindisi».

Lo dichiara, entusiasta, l’onorevole Nicola Ciracì (CoR – Conservatori e Riformisti) a margine di una giornata che ha visto protagonisti sia i tre candidati della Grande coalizione – Pietro Guadalupi per CoR, Vincenzo Boccuni per Impegno Sociale e Angela Carluccio per Noi Centro – sia soprattutto i brindisini, che finono alle 20 si sono recati in massaalle urne, ciascuno nel rispettivo quartiere di residenza.

«Si è trattato di primarie autentiche – aggiunge il deputato che, così come il suo leader Raffaele Fitto, ha fortemente premuto sin dal principio per questo strumento – anche perché hanno votato a migliaia solo ed esclusivamente cittadini residenti a Brindisi. Nessun cinese – ironizza sarcastico, ricordando le ultime primarie del Pd a Milano – tanto per intenderci».

«I primi dati – prosegue – ci testimoniano una partecipazione che è andata anche al di là delle nostre più rosee previsioni, segno tangibile che la gente ha apprezzato la nostra idea di coinvolgerla nella scelta del suo candidato sindaco ideale».

«Ora non ci resta che attendere qualche ora per conoscere il nominativo del vincitore – conclude – nella consapevolezza che, chiunque avrà avuto la meglio, questo è stato soltanto l’inizio: la coalizione dei moderati è forte e determinata e si muove compatta solo ed esclusivamente con l’intento di restituire la città di Brindisi ai brindisini».

Fidindustria Puglia e Confidi Mutualcredito, fusione che non piace a tutti

Di seguito un articolo tratto da NoiNotizie in relazione all’interrogazione a risposta scritta che ho presentato sulla situazione della fusione fra Fidinsdustria Puglia e Confidi Mutualcredito scpa

 

Fidindustria Puglia nasce dall’accorpamento dei consorzi fidi di matrice confindustriale. Strumento di accesso al credito finanziario per le piccole e medie imprese. Ultimamente è stata declamata la fusione tra Fidindustria Puglia e Confidi Mutualcredito scpa. Quindi dar vita a Confidi Adriatico società cooperativa,vigilata da Banca d’Italia, operante in Puglia e Abruzzo e Marche e Molise con sede legale a Bari e direzione generale in Pescara.

Molti soci di Fidindustria non hanno partecipato all’assemblea straordinaria in cui è stato deliberato il “progetto di fusione per incorporazione”. Motivo? Evidenziano carenze informative e criticità riguardo la modifica sostanziale dello statuto,e chiedono la sospensione dell’iniziativa dato che non ci sarebbe interesse nè per la base societaria nè per le imprese pugliesi.

Dissenso inviato ai responsabili della Banca d’Italia, tramite un esposto presentato dall’avvocato Domenico Cantore.

Sulla vicenda si adoperano, con un’interrogazione, i deputati Nicola Ciracì e Benedetto Fucci del Gruppo Misto- Conservatori e Riformisti”. Tra l’altro, mettono in luce che la società di revisione Kpmg spa dopo aver studiato i Bilanci di Confidi Mutualcredito scrive che “ A causa degli effetti connessi alle incertezze descritte non si è in grado di esprimere un giudizio sul Bilancio di esercizio di Confidi Mutualcredito al 31.12.2013”. Inoltre, gli stessi revisori non dichiarano alcuna valutazione “ sulla coerenza della relazione sulla gestione con il Bilancio di esercizio,per espresso richiamo a situazioni di incertezza”.

Tali circostanze–rilevano i parlamentari–inducono a ritenere che la possibile fusione tra Fidindustria e Mutualcredito non possa essere accettata, tanto più che essa comporterebbe un aumento di capitale pari a 5 milioni di euro, cifra cui gli stessi azionisti dovranno farsi carico.

Ciracì e Fucci domandano al Ministro delle Finanze e a quello dello Sviluppo Economico se siano a conoscenza dei fatti sopra descritti,se intendono praticare azioni utili a garantire chiarezza e trasparenza al fine di evitare situazioni che possano penalizzare gli imprenditori,come nel caso di FidindustriaPuglia.

 

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