Valorizzare le opportunità in ambito agricolo tra Italia e Israele

Domenico Letizia, presidente dell’Istituto di Ricerca di Economia e Politica Internazionale (Irepi), ha pubblicato un articolo per il quotidiano “Nuovo Corriere Nazionale“, intitolato: “Israele, il paese che fa fiorire i deserti“. Nell’articolo, Letizia riprende alcuni dati sviscerati da una nostra recente missione in Israele: “Nel 2017, l’onorevole Nicola Ciracì, con l’Associazione Interparlamentare di Amicizia Italia-Israele, visitò il paese e il Kibbutz di Sde Boker, ubicato nel deserto.  “Abbiamo visitato il Kibbutz di Sde Boker, una sede iper tecnologica con obiettivo quello di far fiorire il deserto. Il Kibbutz di Sde Boker rappresenta la realizzazione del sogno di David Ben Gurion, il grande statista israeliano, primo premier della nazione, che amava la distesa desertica del Negev e volle vederla in un’esplosione di fioriture. Il kibbutz, costruito tra le montagne del Negev, venne fondato nel 1952. Il Negev oggi è una regione rigogliosa, disseminata da comunità  e aziende agricole. Sde Boker possiede diverse fonti di reddito: vigneti ed un enoteca, ristoranti, una locanda, una galleria d’arte, oltre agli innumerevoli prodotti dell’agricoltura. Grazie al riuso delle acque di scarico umano e grazie alla desalinizzazione ad osmosi inversa, il deserto si ritira, dando spazio a coltivazioni e zone alberate. Molte delle tecnologie più innovative e promettenti del mondo, escono dalle università e dagli ospedali israeliani”, dichiarò l’onorevole Ciracì. Anche l’ICE-Agenzia nel corso degli ultimi anni ha confermato tali potenzialità e le opportunità di cooperazione con il nostro paese. La finalità è quella di promuovere la collaborazione industriale e accordi di partenariato industriale e tecnologico con controparti israeliane nei settori della medicina, biotecnologie, agricoltura e scienze dell’alimentazione, applicazioni dell’informatica nella formazione e nella ricerca scientifica, ambiente, trattamento delle acque, nuove fonti di energia, innovazioni dei processi produttivi, tecnologie dell’informazione, spazio e osservazioni della terra”.

Di seguito, l’articolo intero: 

Realizzazione della giornata di amicizia Italia/Albania a Brindisi

Si è svolta un’audizione presso la commissione comunale “Smart City” e Cooperazione Internazionale del comune di Brindisi per presentare una proposta dell’Istituto di Ricerca di Economia e Politica e Internazionale (Irepi) per il rilancio di un rapporto strategico tra Brindisi e lo stato dell’Albania. Ad essere ascoltato presso l’istituzione del Comune di Brindisi è stato l’onorevole Nicola Ciracì, socio onorario dell’Istituto di Ricerca di Economia e Politica Internazionale. Per incentivare lo sviluppo dei rapporti tra Puglia e Albania sono innumerevoli le iniziative da intraprendere in cooperazione, considerando gli enormi progressi dell’economia albanese e il rapporto privilegiato con la Città di Brindisi intendiamo incentivare e lavorare alla realizzazione della giornata di amicizia Italia-Albania il cui luogo naturale come sede è la città di Brindisi per ragioni storiche e culturali note a tutti. Innumerevoli le tematiche poste all’attenzione della Commissione comunale elaborate da Domenico Letizia, Presidente dell’Istituto di Ricerca di Economia e Politica Internazionale e l’onorevole Nicola Ciracì.

Di seguito la documentazione presentata: 

– Realizzazione della giornata di amicizia Italia Albania a Brindisi

Speciale Spazio Transnazionale – Conversazione con S.E. Andrea Sing-Ying Lee

Conversazione dell’Ambasciatore di Taiwan in Italia Andrea Sing-Ying Lee per i microfoni di Radio Radicale condotta da Francesco De Leo che in questa puntata ha ospitato Andrea Sing-Ying Lee (ambasciatore, rappresentante ufficio di rappresentanza di Taipei in Italia) e Nicola Ciracì (già deputato della XVII legislatura, Misto – Direzione Italia e socio onorario dell’Istituto di Ricerca di Economia e Politica Internazionale – Irepi).

Cosa accade in Albania? Domenico Letizia intervista l’onorevole Nicola Ciracì

Cosa accade in Albania? Intervista all’onorevole Nicola Ciracì.

Domenico Letizia intervista l’onorevole Nicola Ciracì per i microfoni di RadioAtene. Rafforzare i legami culturali e la presenza delle imprese italiane e del “Made in Italy” in genere nel Paese delle Aquile. In questo particolare momento è indispensabile rilanciare un ruolo forte del Made in Italy dal punto di vista economico e culturale e su questo non mancherà il mio impegno.

LINK: http://radioatene.net/

 

Ascoltare Taiwan per comprendere a fondo la Cina

Nel tentativo di comprendere a fondo il fenomeno e le prospettive del colosso cinese in Italia è importante dedicare la giusta attenzione alla voce, alle dichiarazioni e alle richieste delle istituzioni di Taiwan presenti nel nostro paese.  Le relazioni dell’isola con Pechino sono delicate e tese nonostante Taiwan tenti di essere un sistema di autogoverno dalla fine della guerra civile cinese nel 1949. Pechino continua a considerare Taiwan una provincia integrata, una parte della Repubblica popolare cinese. Il predecessore della Tsai, Ma Ying-jeou, aveva raggiunto più stretti legami con Pechino e aveva anche incontrato il presidente cinese Xi Jinping in uno storico vertice del 2015 a Singapore. Le relazioni diplomatiche e politiche sono divenute delicate dopo l’elezione di Tsai Ing-wen, il cui partito sostiene da sempre l’autodeterminazione. Taipei perpetuamente organizza esercitazioni militari di difesa del territorio con lo scopo di testare la sua capacità di fermare un possibile tentativo d’invasione da parte della Cina Popolare. Il governo di Pechino, sotto Xi, ha aumentato la pressione nei confronti dell’isola e sulla sua amministrazione, sia economicamente che politicamente. Dal 2016, anche le forze armate cinesi hanno condotto esercitazioni su vasta scala in tutta l’area, inclusa la navigazione della portaerei Liaoning attraverso lo Stretto di Taiwan. Le forze armate di Taipei hanno risposto con le esercitazioni, tra cui una massiccia dimostrazione di forza sulla costa occidentale dell’isola il 17 gennaio scorso. La complicazione di Xi Jinping è che la Repubblica di Taiwan è una democrazia di successo, che rispetta i diritti umani e la libertà religiosa. Una realtà spesso ignorata dai grandi eventi internazionali e spesso al di fuori dell’interesse dei media, ma oggi quest’isola genera il 67% della produzione mondiale di semiconduttori e con i 28 paesi membri dell’Unione Europea ha superato i 53 miliardi di dollari statunitensi di interscambio commerciale, in cui l’Italia si colloca al 5° posto con 4,6 miliardi. In un discorso di gennaio, il presidente Xi ha rinnovato l’appello affinché Taiwan si ricongiunga alla Cina continentale, chiedendole di abbracciare la “riunificazione pacifica” e espresso la sua ferma contrarietà a richieste di indipendenza dell’isola. Nel suo discorso di Capodanno, la Tsai ha detto che Pechino dovrà “affrontare la realtà dell’esistenza della Repubblica di Cina”, il nome di Taiwan. Secondo le dichiarazioni dell’Ambasciatore di Taiwan in Italia Andrea Sing-Ying Lee, l’isola non può accettare la proposta “Un Paese, Due Sistemi” avanzata dalla Cina popolare, perché ciò significherebbe dover rinunciare a democrazia, libertà, diritti umani e stato di diritto. Tutte cose che Taiwan ha pianificato e costruito negli anni e alle quali non vuole rinunciare. L’azione dell’isola è visibile anche negli eccezionali lavori internazionali dedicati  alle “Smart City Expo World Congress”. L’evento che si fonda su valori di inclusione sociale e di empowerment è dedicato a promuovere la consapevolezza, la comprensione e un approccio critico tra gli abitanti di diverse metropoli intelligenti in tutto il globo. La sostenibilità è una priorità assoluta di tali lavori, grazie all’ iniziativa Towards Zero Waste che mira a ridurre gli sprechi e ad aumentare l’uso efficiente delle risorse. Visioni geopolitiche, ecologiche e sociali in netto contrasto con quanto va affermando il colosso cinese con la diffusione dell’idea di “Via della Seta” che tanto sta facendo discutere in Italia e in Europa. Ciò che l’Italia dovrebbe comprendere è che Taiwan non merita di essere isolata, L’isola è una componente attiva della comunità internazionale. Ha la capacità di difendersi ed è impegnata in un processo di modernizzazione delle sue forze armate e delle sue visioni giuridiche e commerciali. “Oltre ad aver conosciuto un grande popolo e una cultura antichissima sono orgoglioso di aver incontrato il presidente della Repubblica Ying jeou, il ministro degli Esteri Chen jam e altre importanti autorità di quei luoghi, a testimonianza dell’alta considerazione che si nutre nei confronti delle istituzioni italiane”, dichiarò, a margine di una missione istituzionale, l’onorevole Nicola Ciracì. L’azione di alcuni deputati, in linea con quanto detto dall’onorevole Ciracì, genererebbe anche una intensificazione della diplomazia con l’isola, rafforzando il dialogo sullo stato di diritto, l’affermazione dei diritti umani e la lotta alla repressione in corso in Cina.

Articolo di Domenico Letizia, presidente dell’Istituto di Ricerca di Economia e Politica Internazionale, pubblicato dal quotidiano “Il Nuovo Corriere Nazionale“.

NON DIMENTICARE L’ALBANIA E IL SUO POTENZIALE

L’Italia non presenta una visione autorevole della politica estera dai tempi di Craxi e la non attenzione dell’ultimo decennio nei confronti dell’Albania è conferma della scarsa azione in ambito estero. Avutasi la protesta degli studenti a Tirana e successivamente quella dell’opposizione, l’Albania è tornata al centro dell’attenzione. Il Paese delle aquile è legato a noi su innumerevoli aspetti. La presenza del premier Edi Rama nelle maggiori trasmissioni televisive, gli interventi di intellettuali albanesi, che vivono in Italia da decenni, come la scrittrice Anilda Ibrahimi, il sociologo Rando Devole o personalità dello sport come Igli Tare, senza dimenticare l’iperattiva attività diplomatica dell’Ambasciatrice Bitri Lani, ci stanno consegnano uno spaccato di un Paese lontanissimo dai tempi delle scene dei barconi del 1991 e che in breve tempo è stato capace di europeizzarsi, riuscendo ad integrare nel proprio tessuto sociale tre confessioni religiose. Oggi l’Albania è piena di cantieri, centri commerciali, università estere (italiane, turche, americane), ma non vanno sottovalutate le difficoltà esistenti legate ad un salario basso, in media 300 euro, e pensioni di 150 euro che rendono difficile la vita, alimentando una perenne Diaspora, o meglio, una emigrazione economica poiché gli albanesi hanno realmente una nazione che amano. In Italia è giunto il momento di riscoprire il ruolo essenziale dell’Albania, una nazione che può e deve garantire la nostra sicurezza, che ha la responsabilità di frenare il narcotraffico, che rappresenta l’unica vera porta dei Balcani per le nostre merci, soprattutto dopo la chiusura di fatto del confine Kosovo/Serbia, che ha ridato centralità al porto di Durazzo, e può rappresentare una grande boccata di ossigeno alla logistica della nostra penisola. Ricordiamo che i prodotti cinesi espongono bandiera sul pennone dell’aeroporto di Tirana, i turchi costruiscono l’aeroporto di Valona e noi inseguiamo la “Via della Seta”, senza saper chiedere davvero vantaggi, danneggiando i nostri rapporti con gli Usa, regalando Trieste e le linee di collegamento commerciale per l’Europa alla Cina, illudendoci dello scenario cinese. In tale quadro geopolitico, l’Albania è una grande occasione per il nostro Paese, una nazione amica, che dopo aver vissuto, “spalle al mare”, il triste periodo della dittatura comunista, da venticinque anni ci osserva come modello di libertà e come partner economico. L’Italia, con rispetto della sovranità di ogni Paese, deve preoccuparsi della strana condizione politica, forse unico esempio al mondo, di una nazione che ha un governo che rivendica il suo ruolo e una opposizione costretta al gesto estremo dell’abbandono delle aule parlamentari. In un Paese senza Check end Balance una protesta che diventa extraparlamentare e si riversa in piazza deve suscitare preoccupazione. Per coloro che hanno approfondito la storia recente è chiaro che nel 2011 lo stesso scontro è accaduto a parti inverse e che l’annunciata collaborazione tra Rama e Basha si è consumata già nel maggio 2017 e con il primo dei problemi: la riforma della giustizia. Oggi gli schieramenti politici non ritorneranno sui propri passi e la maggioranza andrà avanti creando un crash istituzionale che danneggerà l’adesione Ue dell’Albania e l’Italia, principale sponsor di tale percorso, ha il dovere di offrirsi come mediatrice e come luogo di dialogo. Inoltre non dimentichiamo che l’Albania attualmente è priva di una Corte costituzionale. Necessitiamo di cessare una politica dei fans degli opposti schieramenti, poiché la politica albanese è già perennemente divisa in guelfi e ghibellini. Il rischio del cammino albanese è che le riforme si blocchino e che vada diffondendosi una politica caratterizzata da un perenne scontro nelle istituzioni. Dobbiamo scegliere da quale parte stare e se vogliamo restare nel lembo di terra detto Linea di Teodosio abbiamo il dovere di comprendere che l’Albania ha scelto l’occidente e l’Europa. Dobbiamo evitare di perdere nuovamente il nostro ruolo nel Mediterraneo come già accaduto con la Libia. Oggi Moavero e Salvini hanno tale responsabilità, spero ne siano consapevoli. L’Albania e il suo popolo lo meritano, come lo meritano i tanti piccoli e medi imprenditori che operano nel Paese delle aquile, che da lì difendono il nostro “Made in Italy” e qualche volta senza concreto supporto da parte delle nostre istituzioni.

Articolo di Nicola Ciracì, Onorevole, socio onorario dell’Istituto di Ricerca di Economia e Politica Internazionale (Irepi), pubblicato dal quotidiano “L’Opinione delle Libertà“.

Intervista per i microfoni di Radio Radicale.