No alla contraffazione e alla vendita al dettaglio e online dei wine kit. Il Governo approva il mio l’ordine del giorno

Lo scorso 21 settembre 2106 il Governo ha approvato un ordine del giorno presentato dall’onorevole Nicola Ciracì nell’ambito della discussione del Testo unico “Disciplina organica della coltivazione della vite e della produzione del commercio del vino”. In sostanza, Ciracì, da sempre schierato in difesa del “Made in Italy”, impegna l’esecutivo “a promuovere, anche in sede europea, ogni azione necessaria alla tutela del settore vitivinicolo italiano, in particolare intervenendo sul commercio online e al dettaglio dei wine kit”.

L’obiettivo dichiarato del deputato è quello di contrastare il fenomeno della contraffazione, purtroppo sempre più diffusa anche nel settore vitivinicolo. L’Italia è il secondo Paese dell’Unione europea per produzione vinicola, con esportazioni extra UE pari al 25 per cento. Un volume d’affari stimato da Istat, per il primo semestre dell’anno in corso, intorno ai 2,6 miliardi di euro, che però è sempre più frequentemente minato dai “falsi”.

Secondo l’Ufficio europeo per la proprietà intellettuale, (Euipo), tra il 2008 e il 2013 l’Italia ha perso di conseguenza 83 milioni di euro annui, corrispondenti a un calo dell’occupazione di circa il due per cento. Un dato allarmante, se si considera che il settore dei vini e degli alcolici nell’UE è composto principalmente da imprese di piccole e medie dimensioni, che impiegano mediamente dieci lavoratori ciascuna. Coldiretti, nel dossier “Frodi in Italia e vinopirateria” ha denunciato che lo scorso anno si è registrato un incremento delle frodi in questo settore pari al 150 per cento in più rispetto ai 12 mesi precedenti.

«La Rete – dichiara Ciracì – rappresenta un serio pericolo per il vero vino “Made in Italy” e per la stessa salute dei consumatori anche a causa della vendita online dei cosiddetti wine kit : pseudo-vino ottenuto da polveri in busta “che promettono di poter ottenere in pochi giorni le etichette più prestigiose come Chianti, Valpolicella, Frascati, Primitivo, Gewurztraminer, Barolo, Verdicchio, Lambrusco o Montepulciano».

Tratto da Brindisium.net

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L’On. Ciracì minaccia d’incatenarsi a un albero: «Il Governo Renzi se ne frega dei nostri ulivi e del nostro olio: come se non bastasse la Xylella»

«Il Governo se ne infischia delle nostre produzioni tipiche, mortifica e svende la nostra agricoltura, come se non bastasse già la Xylella: continuerò a combattere questa battaglia, anche a costo d’incatenarmi a un albero d’ulivo».

È quanto dichiara l’onorevole Nicola Ciracì (CoR) all’indomani del respingimento, da parte della Camera, di tutti gli emendamenti presentati alla Legge delega europea riguardo il comparto olivicolo.

«L’atteggiamento sconsiderato di Renzi e del suo Pd di bocciare tutte le proposte di modifica – commenta Ciracì – danneggia inesorabilmente l’intero comparo olivicolo, compromettendo la redditività del settore ma, soprattutto, la qualità e la salubrità del prodotto a totale discapito del consumatore».

Nei mesi scorsi, Ciracì aveva presentato tutta una serie di possibili soluzioni finalizzate a tutelare l’olio italiano nel triennio comunitario 2015-2018. Soluzioni che in un primo momento erano state recepite dalla Camera, ma che ieri sono saltate. In particolare, il deputato aveva suggerito migliorie per quanto concerne l’obbligo di analisi chimico-fisiche e organolettiche, in modo da introdurre il dovere d’indicare in etichetta lo stato di ossidazione dell’olio stesso insieme con l’annata di raccolta.

«Ciò – dichiara l’onorevole – avrebbe sbarrato la strada a quanto recentemente stabilito dall’UE, e cioè il termine minimo di conservazione non superiore ai 18 mesi per l’olio d’oliva, termine che potrà essere indicato arbitrariamente da ciascun produttore penalizzando la qualità del prodotto e gravando sulla stessa salute dei consumatori».

«L’olio – spiega – invecchiando perde progressivamente le sue qualità e quelle caratteristiche organolettiche (polifenoli, antiossidanti e vitamine) che lo rendono un alimento salutare: in sostanza, autorizzando una conservazione minima di 18 mesi consentirebbe il riciclo di oli datati destinati a giungere in modo fraudolento sulle nostre tavole».

«Contando anche sul supporto delle Organizzazioni del settore – prosegue – continuerò a battermi per impedire che gli olivicoltori siano ancora bistrattati e mortificati da politiche così miopi: è inammissibile che Renzi e questo Pd non siano capaci di tutelare gli interessi dei propri connazionali in ambito UE».

«Qui non si tratta di protezionismo, ma di salvare un comparto economico fondamentale del Made in Italy e di preservare la nostra salute: se questo è l’approccio remissivo di questo Governo, cosa accadrà quando tra qualche mese si dovrà discutere di TTIP? Chi sosterrà e proteggerà tutte le nostre eccellenze, le Doc e le Igp sparse sul territorio nazionale?»

«Domani stesso – conclude – scriverò a tutti i sindaci del Brindisino per chiedere loro sostegno in un contesto che oggi è ancora più mortificante a causa del proliferare della Xylella fastidiosa anche in aree prima ritenute “sicure”: contingenza, questa, che rende ancora più necessario creare un fronte comune in difesa delle nostre produzioni tipiche senza stare a soffermarsi troppo sulle differenze ideologiche o di schieramento».

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