Valorizzare le opportunità in ambito agricolo tra Italia e Israele

Domenico Letizia, presidente dell’Istituto di Ricerca di Economia e Politica Internazionale (Irepi), ha pubblicato un articolo per il quotidiano “Nuovo Corriere Nazionale“, intitolato: “Israele, il paese che fa fiorire i deserti“. Nell’articolo, Letizia riprende alcuni dati sviscerati da una nostra recente missione in Israele: “Nel 2017, l’onorevole Nicola Ciracì, con l’Associazione Interparlamentare di Amicizia Italia-Israele, visitò il paese e il Kibbutz di Sde Boker, ubicato nel deserto.  “Abbiamo visitato il Kibbutz di Sde Boker, una sede iper tecnologica con obiettivo quello di far fiorire il deserto. Il Kibbutz di Sde Boker rappresenta la realizzazione del sogno di David Ben Gurion, il grande statista israeliano, primo premier della nazione, che amava la distesa desertica del Negev e volle vederla in un’esplosione di fioriture. Il kibbutz, costruito tra le montagne del Negev, venne fondato nel 1952. Il Negev oggi è una regione rigogliosa, disseminata da comunità  e aziende agricole. Sde Boker possiede diverse fonti di reddito: vigneti ed un enoteca, ristoranti, una locanda, una galleria d’arte, oltre agli innumerevoli prodotti dell’agricoltura. Grazie al riuso delle acque di scarico umano e grazie alla desalinizzazione ad osmosi inversa, il deserto si ritira, dando spazio a coltivazioni e zone alberate. Molte delle tecnologie più innovative e promettenti del mondo, escono dalle università e dagli ospedali israeliani”, dichiarò l’onorevole Ciracì. Anche l’ICE-Agenzia nel corso degli ultimi anni ha confermato tali potenzialità e le opportunità di cooperazione con il nostro paese. La finalità è quella di promuovere la collaborazione industriale e accordi di partenariato industriale e tecnologico con controparti israeliane nei settori della medicina, biotecnologie, agricoltura e scienze dell’alimentazione, applicazioni dell’informatica nella formazione e nella ricerca scientifica, ambiente, trattamento delle acque, nuove fonti di energia, innovazioni dei processi produttivi, tecnologie dell’informazione, spazio e osservazioni della terra”.

Di seguito, l’articolo intero: 

Realizzazione della giornata di amicizia Italia/Albania a Brindisi

Si è svolta un’audizione presso la commissione comunale “Smart City” e Cooperazione Internazionale del comune di Brindisi per presentare una proposta dell’Istituto di Ricerca di Economia e Politica e Internazionale (Irepi) per il rilancio di un rapporto strategico tra Brindisi e lo stato dell’Albania. Ad essere ascoltato presso l’istituzione del Comune di Brindisi è stato l’onorevole Nicola Ciracì, socio onorario dell’Istituto di Ricerca di Economia e Politica Internazionale. Per incentivare lo sviluppo dei rapporti tra Puglia e Albania sono innumerevoli le iniziative da intraprendere in cooperazione, considerando gli enormi progressi dell’economia albanese e il rapporto privilegiato con la Città di Brindisi intendiamo incentivare e lavorare alla realizzazione della giornata di amicizia Italia-Albania il cui luogo naturale come sede è la città di Brindisi per ragioni storiche e culturali note a tutti. Innumerevoli le tematiche poste all’attenzione della Commissione comunale elaborate da Domenico Letizia, Presidente dell’Istituto di Ricerca di Economia e Politica Internazionale e l’onorevole Nicola Ciracì.

Di seguito la documentazione presentata: 

– Realizzazione della giornata di amicizia Italia Albania a Brindisi

Speciale Spazio Transnazionale – Conversazione con S.E. Andrea Sing-Ying Lee

Conversazione dell’Ambasciatore di Taiwan in Italia Andrea Sing-Ying Lee per i microfoni di Radio Radicale condotta da Francesco De Leo che in questa puntata ha ospitato Andrea Sing-Ying Lee (ambasciatore, rappresentante ufficio di rappresentanza di Taipei in Italia) e Nicola Ciracì (già deputato della XVII legislatura, Misto – Direzione Italia e socio onorario dell’Istituto di Ricerca di Economia e Politica Internazionale – Irepi).

Cosa accade in Albania? Domenico Letizia intervista l’onorevole Nicola Ciracì

Cosa accade in Albania? Intervista all’onorevole Nicola Ciracì.

Domenico Letizia intervista l’onorevole Nicola Ciracì per i microfoni di RadioAtene. Rafforzare i legami culturali e la presenza delle imprese italiane e del “Made in Italy” in genere nel Paese delle Aquile. In questo particolare momento è indispensabile rilanciare un ruolo forte del Made in Italy dal punto di vista economico e culturale e su questo non mancherà il mio impegno.

LINK: http://radioatene.net/

 

Ascoltare Taiwan per comprendere a fondo la Cina

Nel tentativo di comprendere a fondo il fenomeno e le prospettive del colosso cinese in Italia è importante dedicare la giusta attenzione alla voce, alle dichiarazioni e alle richieste delle istituzioni di Taiwan presenti nel nostro paese.  Le relazioni dell’isola con Pechino sono delicate e tese nonostante Taiwan tenti di essere un sistema di autogoverno dalla fine della guerra civile cinese nel 1949. Pechino continua a considerare Taiwan una provincia integrata, una parte della Repubblica popolare cinese. Il predecessore della Tsai, Ma Ying-jeou, aveva raggiunto più stretti legami con Pechino e aveva anche incontrato il presidente cinese Xi Jinping in uno storico vertice del 2015 a Singapore. Le relazioni diplomatiche e politiche sono divenute delicate dopo l’elezione di Tsai Ing-wen, il cui partito sostiene da sempre l’autodeterminazione. Taipei perpetuamente organizza esercitazioni militari di difesa del territorio con lo scopo di testare la sua capacità di fermare un possibile tentativo d’invasione da parte della Cina Popolare. Il governo di Pechino, sotto Xi, ha aumentato la pressione nei confronti dell’isola e sulla sua amministrazione, sia economicamente che politicamente. Dal 2016, anche le forze armate cinesi hanno condotto esercitazioni su vasta scala in tutta l’area, inclusa la navigazione della portaerei Liaoning attraverso lo Stretto di Taiwan. Le forze armate di Taipei hanno risposto con le esercitazioni, tra cui una massiccia dimostrazione di forza sulla costa occidentale dell’isola il 17 gennaio scorso. La complicazione di Xi Jinping è che la Repubblica di Taiwan è una democrazia di successo, che rispetta i diritti umani e la libertà religiosa. Una realtà spesso ignorata dai grandi eventi internazionali e spesso al di fuori dell’interesse dei media, ma oggi quest’isola genera il 67% della produzione mondiale di semiconduttori e con i 28 paesi membri dell’Unione Europea ha superato i 53 miliardi di dollari statunitensi di interscambio commerciale, in cui l’Italia si colloca al 5° posto con 4,6 miliardi. In un discorso di gennaio, il presidente Xi ha rinnovato l’appello affinché Taiwan si ricongiunga alla Cina continentale, chiedendole di abbracciare la “riunificazione pacifica” e espresso la sua ferma contrarietà a richieste di indipendenza dell’isola. Nel suo discorso di Capodanno, la Tsai ha detto che Pechino dovrà “affrontare la realtà dell’esistenza della Repubblica di Cina”, il nome di Taiwan. Secondo le dichiarazioni dell’Ambasciatore di Taiwan in Italia Andrea Sing-Ying Lee, l’isola non può accettare la proposta “Un Paese, Due Sistemi” avanzata dalla Cina popolare, perché ciò significherebbe dover rinunciare a democrazia, libertà, diritti umani e stato di diritto. Tutte cose che Taiwan ha pianificato e costruito negli anni e alle quali non vuole rinunciare. L’azione dell’isola è visibile anche negli eccezionali lavori internazionali dedicati  alle “Smart City Expo World Congress”. L’evento che si fonda su valori di inclusione sociale e di empowerment è dedicato a promuovere la consapevolezza, la comprensione e un approccio critico tra gli abitanti di diverse metropoli intelligenti in tutto il globo. La sostenibilità è una priorità assoluta di tali lavori, grazie all’ iniziativa Towards Zero Waste che mira a ridurre gli sprechi e ad aumentare l’uso efficiente delle risorse. Visioni geopolitiche, ecologiche e sociali in netto contrasto con quanto va affermando il colosso cinese con la diffusione dell’idea di “Via della Seta” che tanto sta facendo discutere in Italia e in Europa. Ciò che l’Italia dovrebbe comprendere è che Taiwan non merita di essere isolata, L’isola è una componente attiva della comunità internazionale. Ha la capacità di difendersi ed è impegnata in un processo di modernizzazione delle sue forze armate e delle sue visioni giuridiche e commerciali. “Oltre ad aver conosciuto un grande popolo e una cultura antichissima sono orgoglioso di aver incontrato il presidente della Repubblica Ying jeou, il ministro degli Esteri Chen jam e altre importanti autorità di quei luoghi, a testimonianza dell’alta considerazione che si nutre nei confronti delle istituzioni italiane”, dichiarò, a margine di una missione istituzionale, l’onorevole Nicola Ciracì. L’azione di alcuni deputati, in linea con quanto detto dall’onorevole Ciracì, genererebbe anche una intensificazione della diplomazia con l’isola, rafforzando il dialogo sullo stato di diritto, l’affermazione dei diritti umani e la lotta alla repressione in corso in Cina.

Articolo di Domenico Letizia, presidente dell’Istituto di Ricerca di Economia e Politica Internazionale, pubblicato dal quotidiano “Il Nuovo Corriere Nazionale“.

NON DIMENTICARE L’ALBANIA E IL SUO POTENZIALE

L’Italia non presenta una visione autorevole della politica estera dai tempi di Craxi e la non attenzione dell’ultimo decennio nei confronti dell’Albania è conferma della scarsa azione in ambito estero. Avutasi la protesta degli studenti a Tirana e successivamente quella dell’opposizione, l’Albania è tornata al centro dell’attenzione. Il Paese delle aquile è legato a noi su innumerevoli aspetti. La presenza del premier Edi Rama nelle maggiori trasmissioni televisive, gli interventi di intellettuali albanesi, che vivono in Italia da decenni, come la scrittrice Anilda Ibrahimi, il sociologo Rando Devole o personalità dello sport come Igli Tare, senza dimenticare l’iperattiva attività diplomatica dell’Ambasciatrice Bitri Lani, ci stanno consegnano uno spaccato di un Paese lontanissimo dai tempi delle scene dei barconi del 1991 e che in breve tempo è stato capace di europeizzarsi, riuscendo ad integrare nel proprio tessuto sociale tre confessioni religiose. Oggi l’Albania è piena di cantieri, centri commerciali, università estere (italiane, turche, americane), ma non vanno sottovalutate le difficoltà esistenti legate ad un salario basso, in media 300 euro, e pensioni di 150 euro che rendono difficile la vita, alimentando una perenne Diaspora, o meglio, una emigrazione economica poiché gli albanesi hanno realmente una nazione che amano. In Italia è giunto il momento di riscoprire il ruolo essenziale dell’Albania, una nazione che può e deve garantire la nostra sicurezza, che ha la responsabilità di frenare il narcotraffico, che rappresenta l’unica vera porta dei Balcani per le nostre merci, soprattutto dopo la chiusura di fatto del confine Kosovo/Serbia, che ha ridato centralità al porto di Durazzo, e può rappresentare una grande boccata di ossigeno alla logistica della nostra penisola. Ricordiamo che i prodotti cinesi espongono bandiera sul pennone dell’aeroporto di Tirana, i turchi costruiscono l’aeroporto di Valona e noi inseguiamo la “Via della Seta”, senza saper chiedere davvero vantaggi, danneggiando i nostri rapporti con gli Usa, regalando Trieste e le linee di collegamento commerciale per l’Europa alla Cina, illudendoci dello scenario cinese. In tale quadro geopolitico, l’Albania è una grande occasione per il nostro Paese, una nazione amica, che dopo aver vissuto, “spalle al mare”, il triste periodo della dittatura comunista, da venticinque anni ci osserva come modello di libertà e come partner economico. L’Italia, con rispetto della sovranità di ogni Paese, deve preoccuparsi della strana condizione politica, forse unico esempio al mondo, di una nazione che ha un governo che rivendica il suo ruolo e una opposizione costretta al gesto estremo dell’abbandono delle aule parlamentari. In un Paese senza Check end Balance una protesta che diventa extraparlamentare e si riversa in piazza deve suscitare preoccupazione. Per coloro che hanno approfondito la storia recente è chiaro che nel 2011 lo stesso scontro è accaduto a parti inverse e che l’annunciata collaborazione tra Rama e Basha si è consumata già nel maggio 2017 e con il primo dei problemi: la riforma della giustizia. Oggi gli schieramenti politici non ritorneranno sui propri passi e la maggioranza andrà avanti creando un crash istituzionale che danneggerà l’adesione Ue dell’Albania e l’Italia, principale sponsor di tale percorso, ha il dovere di offrirsi come mediatrice e come luogo di dialogo. Inoltre non dimentichiamo che l’Albania attualmente è priva di una Corte costituzionale. Necessitiamo di cessare una politica dei fans degli opposti schieramenti, poiché la politica albanese è già perennemente divisa in guelfi e ghibellini. Il rischio del cammino albanese è che le riforme si blocchino e che vada diffondendosi una politica caratterizzata da un perenne scontro nelle istituzioni. Dobbiamo scegliere da quale parte stare e se vogliamo restare nel lembo di terra detto Linea di Teodosio abbiamo il dovere di comprendere che l’Albania ha scelto l’occidente e l’Europa. Dobbiamo evitare di perdere nuovamente il nostro ruolo nel Mediterraneo come già accaduto con la Libia. Oggi Moavero e Salvini hanno tale responsabilità, spero ne siano consapevoli. L’Albania e il suo popolo lo meritano, come lo meritano i tanti piccoli e medi imprenditori che operano nel Paese delle aquile, che da lì difendono il nostro “Made in Italy” e qualche volta senza concreto supporto da parte delle nostre istituzioni.

Articolo di Nicola Ciracì, Onorevole, socio onorario dell’Istituto di Ricerca di Economia e Politica Internazionale (Irepi), pubblicato dal quotidiano “L’Opinione delle Libertà“.

Intervista per i microfoni di Radio Radicale.

 

 

Bollettini Arneo, Ciracì chiede una commissione parlamentare d’inchiesta

Di seguito un articolo tratto da BrindisiReport con l’intervento dell’On. Nicola Ciracì, CoR – Conservatori e Riformisti, in merito alla vicenda Arneo

Approda in parlamento la questione riguardante la nuova ondata di bollettini di pagamento del consorzio di bonifica dell’Arneo che nelle ultime settimane si è riversata nelle cassette postali dei brindisini. Il deputato Nicola Ciracì (Conservatori e riformisti) chiede l’audizione del commissario straordinario unico dei Consorzi di Bonifica della Puglia, oltre all’apertura di una commissione di inchiesta per fare piena luce sulla vicenda.

“Chiederò a stretto giro al Presidente della XIII Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, On. Luca Sani – afferma Ciracì – di convocare il Dott. Gabriele Papa Pagliardini, commissario straordinario unico dei Consorzi di Bonifica di Puglia, e al contempo proporrò l’istituzione di una commissione d’inchiesta ad hoc sia di respiro sia regionale che nazionali”.

“Il Salento agricolo – spiega il deputato – già provato dalla Xylella, si trova a dover affrontare un ulteriore problema, cioè quello delle cartelle esattoriali del Consorzio di bonifica dell’Arneo: in verità, non sono soltanto gli agricoltori a esserne colpiti, ma il contributo di bonifica (codice 630) grava su tutti gli immobili (terreni, fabbricati, opifici, ecc.) ricadenti nel comprensorio di bonifica, tant’è che oltre alla Organizzazioni del settore agricolo, anche Confidustria si è mossa a tutela dei propri associati richiedendo una equa e obiettiva soluzione della questione”.

Il Consorzio dell’Arneo “copre” un territorio di circa 250mila ettari a cavallo delle province di Brindisi (126.375 ettari per 18 comuni), Lecce (84.036 ettari per 24 comuni) e Taranto (39.014 ettari per 6 comuni). Già nel luglio 2015, i cittadini residenti nei 48 comuni ricadenti nell’ambito del Consorzio ricevettero i primi avvisi bonari di pagamento relativi all’anno 2014. Il governo regionale, dopo le prime proteste, fu drastico: quel tributo andava pagato in quanto la legge dispone che i Consorzi debbano essere sostenuti economicamente per le attività svolte nelle aree di competenza.

“Il punto però – sostiene Ciracì – è comprendere se questo balzello debba essere pagato a prescindere o solo a seguito dell’effettiva realizzazione di opere di miglioramento (fondiario, ambientale o di altra natura) da parte dei Consorzi: se essi non hanno realmente assolto i compiti loro assegnati per legge, è giusto che vengano comunque finanziati dai cittadini?».

“La realtà – prosegue – è purtroppo che spesso i Consorzi esistono solo sulla carta e l’Arneo non fa eccezione: le condotte idriche per la distribuzione dell’Acqua nei campi agricoli sono fatiscenti o addirittura inesistenti; le pompe idrovore spesso non funzionano; i canali pluviali sono infestati da erbacce e intasati da rifiuti di ogni specie…”.  “Le esigue migliorie apportate a questi terreni – spiega ancora Ciracì – sono spesso state rese possibili da finanziamenti della Comunità Europea e dunque in cittadini non devono alcunché per tali opere”.

“Ci si chiede – aggiunge il deputato di CoR – quali siano i benefici realmente ricevuti dagli immobili dei salentini grazie al Consorzio e quale incremento di valore sia stato per essi determinato dalle attività proprie del Consorzio, ammesso che ve ne siano state”.

“Personalmente – continua – ritengo che qualora i ‘benefici’ goduti dal territorio siano fantomatici, e purtroppo lo sono, la politica debba assumersi le proprie responsabilità e contrastare queste angherie ‘daziali’ da Medioevo, istituendo nell’immediato una commissione d’inchiesta di respiro regionale e anche nazionale che faccia la necessaria chiarezza su di una mala gestio il cui costo economico e sociale si aggira oltre i 43 milioni di euro: uno scandalo e un freno allo sviluppo dei territori di cui si dovrebbero occupare questi Consorzi, perlopiù inefficienti e inefficaci”.

“I cittadini non possono essere chiamati a pagare per servizi non goduti e dunque – conclude Ciracì – occorre innanzitutto ascoltare il commissario Papa Gagliardini al fine di svolgere un approfondito ed attento esame tecnico sui presunti servizi offerti da cui derivano, appunto, i tributi pretesi”.

 

Interrogazione su ludopatia depositata dall’On.Nicola Ciracì

Al Ministro della salute,

-Per sapere-premesso che:

in Italia sono 790.000 i cittadini dipendenti dal gioco d’azzardo, mentre 1 milione e 750 mila sono i

giocatori a rischio patologia;

i soggetti più vulnerabili sono i disoccupati e ragazzi tra i 15 e i 18 anni;

il «decreto Balduzzi» n. 158 del 2012 (convertito, con modificazioni, dalla legge n. 189 del 2012)

ha creato l’osservatorio sulle ludopatie, riconoscendo la ludopatia come una patologia che

caratterizza i soggetti affetti da sindrome da gioco con vincita in denaro;

dal 1 gennaio 2017 entreranno nel mercato italiano 250.000 MiniVLT attivabili con cartamoneta e

con erogazione in vincite attraverso ticket;

le VLT rispetto alle AWP hanno proprietà tecniche molto più pericolose in quanto capaci di

alimentare la patologia presa in considerazione creando quindi un danno al Sistema Sanitario

Nazionale – :

quali iniziative il Governo e nello specifico il Ministero della salute intende assumere in relazione a

quanto esposto in premessa, con particolare riferimento al ruolo e alla funzione che le VLT hanno

sul nostro territorio.

No alla liberalizzazione delle etichette dei vini, necessario proteggere le nostre produzioni di qualità

 

Di seguito un articolo tratto da Brundisium.net in cui l’On.Nicola Ciracì, CoR-Conservatori e Riformisti interviene contro l’ipotesi della liberalizzazione delle etichette sui vini da parte della Commissione europea

L’Italia detiene nel settore agroalimentare di qualità, in Europa e forse anche a livello mondiale, un primato che tutti invidiano, cioè quello di essere la nazione con il più elevato numero di DOP e IGP che testimoniano l’impegno e i sacrifici degli operatori del settore nel valorizzare e tutelare le produzioni tipiche nazionali, specchio della ricchezza di biodiversità della nostra agricoltura e delle tradizioni enogastronomiche.

 

Per esempio, il comparto vitivinicolo in Italia vale da solo oltre 14 miliardi di euro e ha così conquistato negli ultimi anni la leadership del settore, ricevendo riconoscimenti ed apprezzamenti dal mercato mondiale, grazie soprattutto all’elevate qualità delle nostre produzioni.

 

È notizia di queste ore che le segreterie delle principali Organizzazioni agricole italiane, delle Organizzazioni vitivinicole e dell’enologia nazionale sono in “fermento”, non per il naturale fenomeno evolutivo dei mosti, ma a causa di processi involutivi mentali che taluni in Europa stanno maturando circa un possibile modifica delle norme Comunitarie che disciplinano l’etichettatura dei vini.

 

Infatti, qualche funzionario della Direzione Generale Agricoltura e Sviluppo Rurale della Commissione europea (evidentemente poco incline al rispetto delle tradizioni, della qualità e della salvaguardia di produzioni certificate) ha ipotizzato di liberalizzare l’uso nelle etichette di nomi di varietà che oggi, per legge, sono riservati a determinate Denominazioni di origine protetta (DOP) o Indicazioni geografiche protette (IGP) di specifici Stati membri (Reg. CE 607/2009, Reg. U.E. 1308/2013). Per essere più chiari, si potrebbe verificare che qualsiasi vino europeo possa in futuro riportare in etichetta diciture come “Primitivo”, “Lambrusco”, “Fiano” – tanto per fare alcuni esempi – che sono indice di specificità e identificano territorio e produzioni, tutelate da DOP o IGT regolarmente riconosciute e registrate anche al fine di scongiurare contraffazioni e spregiudicati fenomeni di concorrenza sleale tra gli stessi produttori europei.

 

In qualità di Parlamentare della Repubblica Italiana e di componente della Commissione Agricoltura alla Camera dei Deputati, avvierò ed intraprenderò ogni iniziativa utile e necessaria per impedire questo ulteriore attacco al sistema agricolo nazionale il cui obiettivo è, evidentemente, quello di destabilizzare il mercato vitivinicolo di qualità italiano.

 

Tra l’altro, le Istituzioni comunitarie hanno già dimostrato nei giorni scorsi quali improvvide e scellerate iniziative siano capaci di intraprendere – vedi l’autorizzazione all’importazione di olio tunisino a dazio doganale zero, proposto addirittura dall’Alto rappresentante per la politica estera della U.E., l’italianissima Federica Mogherini, grazie anche alla palese complicità dei Deputati PD a Bruxelles e alla colpevole e silenziosa assenza del Ministro Martina e del Governo Renzi – per cui, non mi meraviglierei assolutamente che, dopo il comparto olivicolo, si proceda nella demolizione di quello vitivinicolo ed enologico. A tali disegni scellerati mi opporrò schierandomi al fianco degli Operatori del settore, le cui produzioni di alta qualità sono tra gli orgogli del “Made in Italy”.

 

Ciracì: l’Italia trasformata in una grande sala da gioco

 

Di seguito un articolo tratto da Lettera43 in cui l’On.Nicola Ciracì, CoR-Conservatori e Riformisti, parla dell’industria del gioco d’azzardo e della sua pericolosità per la salute delle persone

L’Italia sta per diventare una grande sala da gioco. Dal 1 gennaio 2017 saranno immesse in 15mila sale da gioco circa 250 mila nuove slot machine, meglio note come mini-Vlt. Una cuccagna per l’esercito di 15 milioni di giocatori italiani. Peccato che, di questi, un milione e 800mila si trovino a frequentare costantemente il mondo del gioco d’azzardo e 800mila soffrano di ludopatia.

Una patologia che si ripercuote con estrema violenza anche nei rapporti con le persone care ai giocatori. Lo sperpero dei soldi, unito alla montagna di bugìe e di sotterfugi cui ricorrono i ludopatici, rendono la vita impossibile a migliaia di famiglie.
In merito a questa invasione di slot,  ha deciso di vederci chiaro Nicola Ciracì, parlamentare del Gruppo Misto eletto in Puglia. Il deputato ha presentato un’interrogazione parlamentare ai ministri della Salute e dell’Economia per conoscere quali misure intenda prendere il Governo Renzi per arginare il proliferare delle mini-Vlt nel nostro Paese.
“Si tratta di apparecchi molto pericolosi – ha dichiarato Ciracì – poichè fanno perdere il senso della realtà ai giocatori attraverso un sistema di incasso tramite ticket; in questo modo il ludopatico perde la cognizione del fatto che sta giocando con i propri soldi. Una circostanza inaccettabile che non ha nulla a che vedere con il legittimo diritto al gioco”.
In effetti questi apparecchi accettano banconote e carte di credito, consentendo puntate ben più alte rispetto ai normali apparecchi per il divertimento. Una differenza sostanziale a danno del giocatore incallito.
“E’ necessario apporre limiti seri al gioco d’azzardo nell’interesse dei giocatori e delle loro famiglie – prosegue Ciracì – e ciò può essere fatto solo con un disegno di legge organico che sappia trovare i giusti equilibri tra il diritto al gioco e al divertimento, e gli interessi dei gestori e dei concessionari”.
Un equilibrio che di certo non può essere trovato assegnando a pochi concessionari l’intero comparto del gioco, come si legge tra le righe della riforma. Il gioco è la terza azienda italiana e offre lavoro a 200mila persone. Lavoratori che dall’anno prossimo rischiano di trovarsi disoccupati.
“L’accentramento nel settore del gioco è fallimentare per due motivi – conclude Ciracì – il primo è il rischio di essere sanzionati dall’Europa che è sempre molto attenta al rispetto dei principi della libera concorrenza; il secondo è il numero di posti di lavoro che si perderebbero nel caso passasse la linea del Governo”